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venerdì 25 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 19° tappa


La frazione odierna è molto impegnativa. Si parte da Venaria Reale e dopo oltre 200 km si giunge a Bardonecchia anzi, più precisamente sullo Jafferau.
La frazione odierna racchiude al suo interno anche la sclata alla Cima Coppi, cioè il punto più alto raggiunto dal Giro quest'anno.
Il Colle delle Finestre (Cima Coppi) presenta pendenza praticamente costante al 9.2% dall’inizio alla fine e per i primi 9 km è asfaltato, mentre i successivi 9 km sono sterrati fino in vetta.

Torta “Bella Torino”



L'idea di questa torta è nata per caso, poiché sto leggendo un libro incentrato sulla cucina torinese.
Si intitola “Gli ossibuchi di Nietzsche; Un felice incontro con Torino e la cucina piemontese”, edito da Il leone Verde Edizioni.
E' un piacevole libro a metà strada tra la cucina e la filosofia.
Descrive il soggiorno del filosofo nella città della Mole Antonelliana durante gli anni 1888 – 1889. Attraverso le lettere che egli inviava agli amici si ripercorre la genesi di opere quali L'Anticristo, Ecce Homo, Il Crepuscolo degli Idoli ma, al tempo stesso si scopre anche la vita quotidiana di Nietzsche a Torino ed, in particolar modo quali piatti tipici mangiava o prediligeva.

La torta è a base di nocciole ( tipiche del Piemonte) ma arricchite con il gusto del cioccolato Gianduiotto.



Dosi per uno stampo di circa 24 cm di diametro

150 gr di nocciole del Piemonte
2 uova intere
150 gr zucchero
100 gr farina 0
125 gr burro
1 bicchiere di liquore Bicerin
15 gr lievito per dolci
zucchero a velo q.b.


Ridurre a polvere fine le nocciole in un mixer.
Nella planetaria con la frusta a K lavorare il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero fino ad ottenere un composto morbido. Aggiungere le uova e continuare a mescolare. Aggiungere la farina 0 ed il lievito setacciati. Mescolare ed aggiugere il bicchiere di liquore. L'impasto inizierà ad assumere un colore ambrato. Lavorare molto bene per circa 5 minuti.
Incorporare la polvere di nocciole. Si dovrà ottenere un impasto liscio ma abbastanza fluido.
Imburrare lievemente una tortiera a cerniera di circa 24 cm di diametro. Disporre l'impasto nella tortiera cercando di livellarlo il più possibile.
Infornare in forno ventilato già caldo a 180° C per circa 30 minuti. Trascorso tale tempo spegnere il forno e lasciare raffreddare la torta al suo interno.
Dopo che il dolce si sarà raffreddato, cospargerlo di zucchero a velo.
Solo se siete dei golosastri, disporre sulla torta dei cioccolatini Gianduiotti a decorazione.





sabato 3 marzo 2018

Prosciutto ed uova verdi


Il piatto prende i nome (ed il suo aspetto) da un famosissimo libro del Dr. Seuss, “Prosciutto ed uova verdi” appunto.

Ieri era l'anniversario della nascita di questo scrittore e fumettista americano, il cui vero nome era Theodor Seuss Geisel.
Il Dr. Seuss ha pubblicato oltre 60 libri per bambini che sono stati spesso caratterizzati da una straordinaria fantasia di personaggi, da utilizzi frequenti di rime e di metri trisillabici.
Fra i suoi successi più rinomati si può citare, oltre a Prosciutto e uova verdi, Il gatto col cappello, Ortone e i piccoli Chi, La battaglia del burro, Lorax e Il paese di Solla Sulla.
Il Grinch è considerata la migliore opera dello scrittore.

Il libro “prosciutto ed uova verdi” è una piacevole lettura (ai limiti del paradossale) utile per insegnare ai bambini a provare ad assaggiare qualsiasi cibo.



Nando detto Ferdi, è una buffa creatura che per tutto il libro cerca di offrire ad un cane uno strano piatto: prosciutto e uova verdi, appunto.
Alla fine il cane, a suo malgrado accetta di assaggiarlo pensando che sia un piatto orribile, invece è entusiasta per quella deliziosa, strana, pietanza.



Oggi ho provato a ricreare questa surreale ricetta senza l'utilizzo di coloranti artificiali ma solo con l'impiego di cavolo viola.


PROSCIUTTO ED UOVA VERDI

2 fette di prosciutto tagliato spesso
2 uova
qualche foglia di cavolo viola

Affettare le foglie del cavolo viola e metterle in una casseruola con un po' d'acqua.
Lasciarle sobbollire per alcuni minuti. L'acqua di cottura dovrebbe diventare di un bel colore bluastro.
Separare delicatamente i tuorli dagli albumi.
Aggiungere un po' di acqua di cottura del cavolo agli albumi.
Mescolando si dovrebbe ottenere un colore che varia dal verde al bluastro.
In una padella antiaderente far scaldare un filo d'olio e versarvi gli albumi.
Aggiugervi i tuorli (facendo attenzione a farli rimanere interi).
Lasciar cuocere come per un normale uovo all'occhio di bue ( circa 4 – 5 minuti)



Impiattare le uova e nella stessa padella far saltare velocemente le due fette di prosciutto.
Aggiungere le fette di prosciutto al piatto e servire.





Vi assicuro che, a parte il colore insolito, il cavolo viola non dona alcun sapore particolare.


mercoledì 16 agosto 2017

"Il Palio delle Contrade Morte" di Fruttero & Lucentini

Oggi è il 16 agosto e come tutti gli anni, a Siena si corre il Palio dell'Assunta (l'altro Palio, quello della Madonna di Provenzano, si corre il 2 luglio). 

Guardando la diretta in televisione mi è tornato alla mente un libro letto qualche anno fa: “Il Palio delle Contrade Mortedi Fruttero & Lucentini.



Il libro afferisce al filone dei romanzi gialli e fu scritto dalla “ditta” nel 1983.

In sintesi: una coppia (i coniugi Maggioni) di Milano sta recandosi in visita all'agriturismo gestito dal fratello di lei sperso tra le colline senesi, ma, a causa di un violento temporale estivo, sbagliano strada e si ritrovano nel cortile di una villa. I proprietari (6 personaggi alquanto misteriosi) li accolgono e poiché il cattivo tempo non accenna a placarsi li ospitano per la notte. E spiegano loro che tra tre giorni a Siena si correrà il Palio dell'Assunta. Nella notte, però, il miglior fantino del Palio, ospitato anch'esso alla villa, viene ritrovato morto, ucciso, senza ombra di dubbio.
Semplice caso fortuito oppure la Sorte, che da sempre governa tutto il Palio di Siena, ha già deciso il destino di tutti i personaggi del libro?
E così i due coniugi, dopo tre giorni, si ritroveranno in Piazza del Campo ad assistere alla Carriera del Palio dell'Assunta.

Ma le Contrade Morte del titolo? Sono le vere protagoniste del romanzo.

Per precisione di informazione bisogna notare che il vero appellativo di queste contrade è “contrade soppresse”, anche se “Contrade Morte” è sicuramente più d'effetto e dona un'aura di mistero molto più affascinante.
Le contrade soppresse sono 6 e precisamente: Gallo, Leone, Orso, Quercia, Spadaforte e Vipera.

Tre delle sei Contrade Morte: Quercia, Spadaforte e Vipera


6 come i personaggi all'interno della villa … coincidenza o Sorte?

Comunque, queste contrade esistono davvero. Le motivazioni che portarono alla loro soppressione sono state sempre avvolte dall'incertezza. La soppressione viene fatta storicamente risalire ai disordini legati al Palio del 1675, ma ciò è privo di testimonianza documentale.
Le ragioni che portarono alla soppressione delle sei contrade erano principalmente dovute a carenze organizzative ed alla scarsa partecipazione alla vita pubblica della città, come testimoniato nel libro della Balìa, oltre che alle mire espansionistiche delle contrade vicine.

Le sei Contrade furono ufficialmente soppresse dall'editto emanato da Violante Beatrice di Baviera nel 1729, che sancì anche la “Nuova divisione dei confini delle Contrade” attualmente ancora in vigore.
Il territorio delle Contrade soppresse, quindi, fu inglobato dalle Contrade confinanti. Si potrebbe, di conseguenza, ipotizzare che gli appartenenti a queste contrade certo non gradirono tale trattamento e soprattutto non gradirono il dover appartenere ad una nuova contrada.
Oggi le sei Contrade soppresse vengono ricordate nel corso del Corteo Storico che precede il Palio di Siena: sei cavalieri con la celata dell'elmo abbassata, insieme ad un palafreniere, sfilano nel Corteo Storico.

"L'avvocato Maggioni non può staccare gli occhi (il binocolo) dai sei cavalieri ancora fermi laggiù, alla curva del Casato, dai sei cupi cimieri di ferro sormontati dai simboli della Quercia, della Vipera, dell'Orso, del Leone, del Gallo, della Spada. Sei simboli a rappresentare con luttuoso puntiglio le contrade scomparse, cancellate, polverizzate dall'attrito dei secoli [...]Ora anche lui vede più lontano, vede nitidamente, oltre gli elmi araldici delle Contrade Morte, la fila ininterrotta di tutti gli sgozzati, squartati, impiccati, bruciati, appestati, affamati, cui la pietà municipale consente questa onoraria, vicaria presenza sul Campo, ma vieta ormai ogni rivincita. Generazioni e generazioni di cadaveri orrendamente conciati, pile di scheletri che arrivano all'altezza di questa finestra, e in nome dei quali nessun mezzosangue, nessun fantino per quanto mercenario e corrotto, correrà più il Palio di Siena".

Ma cosa accadrebbe se i discendenti dei priori di queste contrade volessero tornare a correre il Palio di Siena? E soprattutto, con che fantino potrebbero farlo, dal momento che sono “Morte”?





Di più non posso anticipare, anche perché vi priverei del piacere di leggere il libro!

lunedì 31 luglio 2017

La stanza profonda di Vanni Santoni

 Libro candidato finalista al premio Strega 2017, La stanza profonda narra le trasformazioni sociali e culturali della provincia italiana degli ultimi vent'anni.
In estrema sintesi, il protagonista torna nella sua casa d'infanzia, una villetta nella campagna toscana, e riscoprendo “la stanza profonda”, cioè la tavernetta accanto al garage dove assieme ai suoi amici giocava ai giochi di ruolo, si trova a ricordare e riflettere sui momenti della sua adolescenza e giovinezza.
La lezione del libro è profondamente amara, poiché, alla fine il protagonista constata le enormi differenze e divisioni che si sono aperte nel tessuto sociale e fra gli amici di un tempo. Se per loro la fuga dalla realtà era solamente ritrovarsi assieme e utilizzare la propria fantasia per creare mondi, oggi queste evasioni sono solitarie e virtuali e, talvolta, molto più pericolose.

La stanza profonda del titolo è uno spazio, non solo fisico, ma anche metafisico, che tiene uniti gli amici e trattiene la loro giovinezza, quasi come si se si trattasse di una dimensione senza tempo; una volta smessi per sempre i panni dei giocatori di ruolo, tutti si accorgono dei vent'anni trascorsi e quasi si scoprono estranei gli uni agli altri.



Sebbene sia un libro molto convincente dal punto di vista narrativo, credo che non sia fruibile da tutti i lettori.
La stanza profonda “parla” soprattutto alla generazione di chi è nato tra la metà degli anni Settanta e gli anni Novanta ed in particolar modo a chi, almeno una volta nella sua giovinezza, ha provato a giocare a giochi di ruolo.
Incomprensibili, altrimenti, risultano le espressioni tipo “dado d20”, “incantesimo di protezione”, “librogame”, “master”.

Nel libro, infatti, vengono citati diversi cartoni, giocattoli e videogame che hanno caratterizzato le estati della mia infanzia e giovinezza.
Per chi non ha avuto 13 - 15 anni negli anni Novanta è difficile comprendere la novità che ha rappresentato per noi il fatto di passare ore con la fantasia, una matita ed un paio di dadi negli universi paralleli dei librigame, riuscendo a decidere davvero “la nostra avventura”.
Ve ne erano di diverse serie, con ambientazioni che spaziavano da lande desolate a mondi fantascientifici, anche se la maggior parte descrivevano un medioevo popolato da mostri, maghi ed elfi.




In quel periodo, inoltre, uscirono anche diversi giochi da tavolo ispirati, più o meno, ai mondi fantasy descritti da Tolkien nei suoi libri. Ricordo in particolare HeroQuest, che mi fu regalato per un Natale e che tutt'oggi conservo (completo di tutti i pezzi!). Era semplicemente un tabellone con disegnate alcune stanze ( appartenenti ad un imprecisato sotterraneo) che potevano essere arredate dal Master con vari elementi (ad esempio armature, tavoli etc..) ed in cui i protagonisti del gioco dovevano compiere delle missioni, ovviamente ostacolati dal Master e dal suo esercito di Goblin, Orchi e Non-morti.
Insomma, una versione semplificata di Dungeons & Dragons.




Poi iniziarono i videogame che diventarono via via sempre più simili alla realtà. Ora si può davvero partecipare alle diverse avventure di barbari, maghi ed elfi, senza neanche compiere troppi sforzi d'immaginazione, eppure nulla potrà soppiantare l'ingenuo incanto che ci procuravano quei fogli e quei dadi.

martedì 25 aprile 2017

Una zuppa di sasso

Poichè sono un insegnante di scuola primaria, oggi vorrei parlare di un libro per bambini intitolato appunto “ Una zuppa di sasso”.
E' un libro scritto da Anaïs Vaugelade edito da Babalibri nel 2003.
Sebbene in un primo momento possa sembrare un racconto sulla cucina, non è assolutamente nulla di tutto ciò. E non insegna nemmeno che "a mensa si deve provare ad assaggiare ogni cibo". Ed allora che cos'è?
Durante quest'anno scolastico, le mie colleghe ed io lo abbiamo utilizzato per spiegare ai nostri alunni l'importanza della condivisione e della diversità.



La trama è alquanto semplice : in una sera d'inverno un vecchio lupo bussa alla porta di una gallina e le chiede semplicemente di poter cucinare una zuppa di sasso. La gallina accetta, ma aggiunge un pochino di sedano; pian piano accorrono tutti gli altri animali, che danno il loro contributo aggiungendo carote, zucchine, rape, creando così un bel clima di festa!

Una zuppa di sasso, quindi, è una storia di conoscenza, di amicizia e di condivisione.
Le chiavi di lettura sono, di conseguenza, molteplici: c'è la fiducia e la curiosità degli animali della fattoria che non hanno mai visto un lupo (qualcosa di diverso da noi), si parla dell'opportunità di integrazione che parte dalla condivisione di qualcosa, fino ad arrivare alla possibilità di superare le differenze di genere e razza (gli animali son tutti diversi: lupo, gallina, porcello, cane, oca …). È in pratica un libro da cui si può partire per fare diverse ed interessanti riflessioni!



È un libro che consiglio assolutamente, è adatto ad un pubblico vastissimo (si potrebbe dire da 0 a 99 anni!)
Solitamente il target consigliato di questo racconto è per bambini molto piccoli (vale a dire in età da scuola dell'infanzia), ma io non sono assolutamente d'accordo.
Abbiamo notato che anche ragazzini molto più grandi (età 4° elementare, cioè 9 – 10 anni) si sono appassionati alla storia ed abbiamo potuto proporre, con ottimi risultati finali, delle attività di riflessione impensabili con alunni più giovani.

Il libro, a mio parere, ha un solo difetto: non è scritto in rima
Chi è educatore, docente o genitore sa quanto le filastrocche o le rime piacciano ai bambini e, soprattutto, quanto siano utili per catturare e, a volte, mantenere la loro attenzione sul racconto.
Mi sono sentito in obbligo di ovviare a questa piccola mancanza.
Ai nostri alunni, quindi, è stato proposto nella versione riscritta da me.

Eccola:

Venite venite signori, signore, amici!
Tutti accanto a me, duchi, re ed imperatrici!
A narrar mi appresto
una nuova favola lesto lesto.
Arrivò un vecchio lupo,
nell'inverno più cupo,
in un villaggio dagli animali abitato.
Da quali intenzioni sarà animato?
Bussa ad una porta;
da dentro parla la gallina:
“chi bussa alla mia casina?”.
La risposta non la conforta.
“Non fare tutto questo fracasso!
Voglio solo cucinare la zuppa di sasso!”
dice il lupo senza alcun dente.
Il pennuto allora acconsente.
Il lupo prende un pentolone
per far cuocere il suo minestrone
e la gallina aggiunge di sedano un bel pezzettone
Il porcello preoccupato
nella casa si è recato.
“Tutto bene, tutto bene, siamo qui nella cucina
anzi porcellino prestaci una zucchina”
esclama la gallina a rimestar la zuppa intenta
“ne sarei molto contenta!”
L'oca ed il cavallo, in quel momento arrivati,
dicono che sono molto affamati.
“Io ci voglio anche i porri!”
“Su, cosa aspetti? A prenderli corri!”
Entrano alfine anche la pecora, la capra ed il cane
e portano il cavolo, le carote e le melanzane.
Mentre cuocion tutte le verdure
ognuno narra le sue avventure.
La cena fino a tardi dura,
tutti si servon con disinvoltura.
Infine il lupo se ne deve andare
e la bella compagnia salutare.
Riprende il suo sasso
e si allontana con lento passo.


Inoltre il tema centrale di questo libro, cioè la condivisione di qualcosa come preludio alla conoscenza dell'altro, sarà il leitmotiv dello spettacolo teatrale che la nostra classe sta preparando in collaborazione con persone diversamente abili ospitate nella Casa di Don Orione a Genova e con alcuni ragazzi del Carcere di Marassi. Una iniziativa che, giunta già all' 8° anno, sta diventando sempre più importante.
Speriamo che anche quest'anno sia un successo! 
Non per niente mi sono improvvisato anche “poeta”! 😄


mercoledì 22 marzo 2017

Alla ricerca del tempo perduto: le madeleines di Proust

Bloccato a casa da una fastidiosa bronchite, devo proprio affermare che il tempo libero in questo periodo non mi manca. Allora perchè non iniziare a leggere un classico della letteratura francese?!
Ovviamente sto parlando della recherche di Marcel Proust. ( Sì, la lettura è un'altra mia passione).


Alla ricerca del tempo perduto (À la recherche du temps perdu) è l'opera più importante di Marcel Proust, scritta tra il 1909 e il 1922 e pubblicata in sette volumi tra il 1913 e il 1927. Secondo il Guinnnes dei primati è il romanzo più lungo al mondo! Insomma si deve avere davvero tantissimo tempo per leggerlo 😃!

Il primo volume inizia con il racconto dell'infanzia dell'autore a Combray, un paesino nel nord della Francia. Devo dire che, nonostante non sia ciò che si definisce un "romanzo d'evasione", è davvero piacevole immergersi nelle suggestioni e nei ricordi dell'autore. Molte descrizioni di luoghi mi hanno fatto rivivere un viaggio in Bretagna e Normandia di qualche anno fa.
Il libro, quindi,  è stato per me un modo per riscoprire dei  ricordi e delle emozioni passate, esattamente come  è avvenuto per l'autore con i dolcetti madeleine all'inizio del racconto.
Chissà, magari a Proust sarebbe piaciuto questo parallelismo!

Ed allora uniamo letteratura e cucina e proviamo  la ricetta delle madeleine, un dolce tipico della cittadina di Commercy, nel nord della Francia.

In onore di Marcel Proust!

MADELEINE

Dosi per circa 36 dolci

130 gr farina 0
3 uova
100 gr zucchero
150 gr burro fuso
1 pizzico sale
limone biologico
10 gr circa di lievito per dolci

Separare gli albumi dai tuorli e montarli a neve ferma ( questo è un passaggio che si può evitare, io l'ho fatto per rendere i dolcetti più morbidi. E' solo una questione di gusti personali!).
Sciogliere il burro e lasciarlo raffreddare.
Con la frusta a K della planetaria mescolare lo zucchero con i tuorli.
Aggiungere il lievito e la farina setacciati, il sale e la buccia di limone grattugiata.
Unire il burro fuso
Lasciar riposare l'impasto in luogo fresco circa mezz'ora.
Mettere l'impasto nell'apposito stampo per Madeleines. Non è necessario riempire tutta la forma, in quanto in cottura l'impasto tende davvero a gonfiarsi molto. Io ho messo un mucchiettino di impasto proprio al centro dell'incavo delle forme ( anche in questo caso è una questione di gusti personali, se volete dei dolcetti più grossi ma più piatti si può riempire maggiormente gli stampini.).
Ovviamente ho imburrato ed infarinato leggermente gli stampini per facilitare il distacco dei dolcetti una volta cotti.


Infornare in forno ventilato preriscaldato a 200° per circa 8 minuti, abbassare la temperatura a 180° e proseguire la cottura per altri 6 - 7 minuti.



Per quanto riguarda l'aromatizzazione delle Madeleins si può utilizzare anche la vaniglia (anzi credo che sia filologicamente la scelta corretta). Poichè non avevo in casa il baccello di vaniglia e non volevo utilizzare estratti chimici ho optato per il limone. Il risultato è assolutamente gradevole.