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mercoledì 30 ottobre 2019

IL VERO SIMBOLO DI HALLOWEEN DOVREBBE ESSERE UNA RAPA. LA LEGGENDA DI STINGY JACK


Il simbolo più noto della festa nordamericana di Halloween è sicuramente Jack o’Lantern cioè una zucca intagliata con una luce all’interno.
Secondo la tradizione irlandese, da cui questa festa deriva, non si dovrebbe utilizzare una zucca bensì una rapa.



L'usanza ha origine dalla leggenda di Stingy Jack.
Nel folcklore irlandese si narra la storia di un fabbro ubriacone noto come "Stingy Jack".
Jack era conosciuto in tutto il paese come ingannatore e manipolatore. 
Alle orecchie di Satana arrivò voce delle cattive azioni e dell'acume di Jack. Non convinto e soprattutto invidioso delle voci, il diavolo andò a scoprire personalmente se Jack fosse all'altezza della sua reputazione.
Una notte Stingy Jack era ubriaco e, vagando per la campagna, si imbatté in un corpo disteso sul sentiero. Il corpo, con una smorfia inquietante sul viso, si rivelò essere Satana. Jack si rese conto che quella era la sua fine; il diavolo era venuto a reclamare la sua anima. 
Jack, però, fece un'ultima richiesta: chiese a Satana di lasciarlo bere una birra prima di partire per l'Ade. Non trovando alcun motivo per non accettare la richiesta, Satana portò Jack al pub locale dove questi bevve molti bicchieri. Al momento di pagare il conto, Jack finse di non avere soldi e riuscì a convincere il demonio a trasformarsi in una moneta d'argento con cui pagare il barista. Satana lo fece ma, con gran astuzia, Jack si infilò in tasca il soldo, riponendola nel suo portamonete che conteneva anche un crocifisso. La presenza del crocifisso impedì al diavolo di poter ritornare alla sua forma. Ciò costrinse Satana ad accettare la richiesta di Jack: in cambio della libertà, dovette risparmiare l'anima di Jack per dieci anni.



Dieci anni dopo il diavolo si presentò puntuale davanti a Stingy Jack. Apparentemente il fabbro accettò che il suo momento di andare per sempre all'Ade fosse arrivato. Mentre Satana si preparava a portarlo all'inferno, Jack chiese se poteva avere una ultima mela perchè era affamato. Satana accettò nuovamente questa richiesta. Mentre il diavolo si arrampicava sui rami di un melo vicino, Jack incise sul tronco dell'albero una croce. In tal modo lo scaltro fabbro aveva nuovamente intrappolato Satana.Il diavolo tornò a chiedere di essere liberato. Allora Jack pose una condizione terribile: la sua anima non sarebbe mai dovuta essere portata da Satana all'Inferno. Il diavolo, sconfitto, acconsentì e fu liberato.



Molti anni dopo, quando Stingy Jack morì, la sua anima arrivò alle porte del Paradiso ma San Pietro la fermò. A causa del bere e dei peccati di cui Jack si era macchiato in vita, infatti, non gli era permesso entrare in Paradiso. Jack andò quindi alle Porte dell'Inferno e chiese di poter entrare. Satana, adempiendo al suo obbligo nei confronti del fabbro, non potè prendere la sua anima. Jack si lamentò di non aver un posto dove andare, che fuori era buio e non aveva nemmeno una luce per vedere una strada. Satana, ancora irato per essere stato giocato ben due volte dal fabbro, gli scagliò un tizzone ardente. Jack, per preservare il più a lungo possibile quella seppur tenue fonte di luce, la posizionò in una rapa che aveva con sè. Da quel giorno fino alla fine dell'eternità, Stingy Jack è condannato a vagare per il mondo tra i piani del bene e del male, in cerca di un posto per riposarsi con solo una brace all'interno di una rapa cava per illuminare la sua strada.



Quando gli Irlandesi, in seguito alla carestia del 1845, abbandonarono il loro paese e si diressero in America, portarono con loro questa leggenda e, poiché in America le rape non sono così diffuse come in Irlanda, le sostituirono con le più comuni zucche.

Da allora, la zucca intagliata con la faccia del vecchio fabbro e il lumino all’interno, è diventato il simbolo più famoso di Halloween.

domenica 27 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 21° tappa


La tappa odierna ( ultima del Giro 2018) è un circuito all’interno della Capitale. Il circuito di 11.5 km (da ripetere 10 volte) si sviluppa interamente lungo le vie cittadine. Si alternano, quindi, brevi salite e discese e lunghi rettilinei raccordati da curve a volte impegnative. Il fondo stradale è prevalentemente asfaltato con alcuni tratti in pavè (“sanpietrini”).

MORETUM

Il Moretum è un tipo di formaggio di erbe spalmabile che gli antichi Romani mangiavano con il pane. Un tipico moretum era fatto con erbe, formaggio fresco, sale, olio d'oliva ed aceto. Opzionalmente, si potevano aggiungere diversi tipi di noci. Il composto veniva pestato in un mortaio, il cui nome deriva proprio dal latino moretarium (ovvero attrezzo per fabbricare il moretum).




Ingredienti

300 gr ricotta di pecora
150 gr di formaggio fresco di pecora o di capra
2 cucchiai di miele
2 acciughe sotto sale
aceto
1 mazzetto di maggiorana fresca
pepe
Olio evo

Mescolare assieme i due formaggi.
Pestare in un mortaio la maggiorana con un filo d'olio per amalgamare. Frullare le acciughe dissalate con due cucchiai di aceto ( per ottenere un sapore simile alla salsa Garum).
Aggiungere il pesto aromatico, le acciughe frullate ed il miele ai formaggi e mescolare bene fino ad ottenere un composto omogeneo.
Pepare a piacere e tenere in frigorifero per almeno 1 h prima di servire.



mercoledì 23 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 17° tappa


La tappa odierna di 155 Km parte da Riva del Garda ed arriva ad Iseo. E' denominata anche Franciacorta stage, proprio per le zone che attraversa.
Per quanto riguarda l'altimetria è una frazione abbastanza mossa, sebbene non si superino dislivelli molto elevati.
Nel finale dovrebbero essere favoriti i velocisti.



Pizzoccheri

Ingredienti

200 gr farina 0
200 gr farina grano saraceno
250 gr patate
400 gr verza
200gr burro
200 gr formaggio (tipo casera o montasio)
Formaggio Parmigiano Reggiano grattugiato


Preparare gli ortaggi.
Pelare le patate e tagliarle a spicchi grossi; sfogliare la verza, eliminare il torsolo e tagliare a metà le foglie, asportando la costa, quindi ridurla a strisce larghe circa 2 cm.
In una pentola portare ad ebollizione dell'acqua salata versarvi le foglie di verza; dopo circa 5 – 6 minuti aggiungere le patate e cuocere per altri 10 minuti circa.

Nel frattempo preparare i pizzoccheri.
Unire in una ciotola la farina bianca e quella di grano saraceno; impastare con acqua ed un pizzico di sale. Continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo e compatto.

Stendete la pasta con il matterello in una sfoglia sottile; tagliarla prima a strisce larghe 10 cm, poi ridurre ogni striscia tagliandola in diagonale a striscioline larghe 1 cm.




Ridurre a dadini il formaggio casera o montasio.
Far bollire i pizzoccheri nell’acqua dove cuociono verza e patate e cuocerli per circa 10 minuti. Scolare i pizzoccheri, le patate e le verza con la schiumarola.
Disporre il tutto nel piatto di portata e condirli a strati con i dadini di formaggio, il burro ed abbondante formaggio parmigiano grattugiato.
Far mantecare in forno caldo a 180° per 5 minuti ( il tempo necessario al formaggio a sciogliersi) e servire.



martedì 22 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 16° tappa


La tappa odierna è una frazione a cronometro individuale da Trento a Rovereto
E' una frazione con inizio e fine in città su strade prevalentemente rettilinee.



Spatzle di spinaci al gorgonzola

Ingredienti

Per gli spatzle

250 gr spinaci
250 gr farina
2 - 3 uova
Acqua
Sale
Noce moscata

Per il condimento

300 gr gorgonzola
burro

Mondare gli spinaci e cuocerli in padella a fuoco moderato per circa 5 – 6 minuti (devono appassire)
Frullarli con il mixer fino a ottenere un composto cremoso, aggiungere le uova intere, una spolverata di noce moscata e un pizzico di sale.
Mescolare per amalgamare le uova al composto e poi aggiungere l'acqua
Versare gradualmente la farina e mescolare fino a formare un composto colloso ma senza grumi.

Far sciogliere in un saltapasta il gorgonzola con un po' di burro.

Porre sul fuoco una pentola di acqua salata e quando sarà giunta al bollore mettere lo Spätzlehobel sopra la pentola e versare nell’apposito spazio il composto.



Facendo scorrere avanti e indietro la parte mobile dell’attrezzo l'impasto cadrà attraverso i fori nell'acqua bollente.
una volta a contatto con l'acqua bollente gli spatzle cuociono in poco tempo. Quando gli spatzle iniziano a riaffiorare in superficie, scolarli con una schiumarola direttamente nel condimento di gorgonzola.

Saltarli per pochi istanti mescolando delicatamente e, se necessario, aggiungere ancora un po' di burro



domenica 20 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 15° tappa


Anche la frazione odierna è una tappa di montagna.
Si scalano in sequenza i Passi della Mauria, di Tre Croci, di Sant’Antonio (inedito da questo versante e con pendenze per lunghi tratti superiori al 10%) e Costalissoio altra salita inedita breve, ma molto ripida.
Dopo 176 Km l'arrivo è fissato a Sappada in provincia di Udine.

Blecs con sugo di porcini

I blecs sono maltagliati fatti con farina di grano tenero e di grano saraceno.
In italiano possono essere tradotti con il termine “biechi”, nome derivato probabilmente o dalla loro forma obliqua oppure dal fatto che, a causa del grano saraceno, assumono una colorazione scura, bieca, appunto.



Ingredienti

Per la pasta

220 gr farina 2 macinata a pietra
110 gr farina di grano saraceno
70 gr farina di mais
4 uova
1 pizzico di sale

per il sugo

400 gr porcini freschi
1 spicchi d'aglio
prezzemolo
olio evo
sale

Formaggio grattugiato


Sulla spianatoia mescolare le tre farine e formare la fontana in cui introdurre le uova ed il sale.
Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formare un panetto e lasciarlo riposare per una decina di minuta sulla tavola di legno.
Tirare dei rettangoli di sfoglia di medio spessore. Tagliare la pasta a forma di triangoli con la rotella dentata.



Pulire i funghi e tagliarli a pezzettoni.
In un saltapasta far soffriggere uno spicchio d'aglio in poco olio evo.
Aggiungere i funghi, prezzemolo tagliato sottile e un rametto di rosmarino. Aggiustare di sale e lasciar cuocere per circa 5 minuti.

Cuocere i blecs per circa 2 – 3 minuti in abbondante acqua salata.
Scolarli e farli insaporire nel saltapasta con il sugo di funghi, mantecando con un po' di burro. Spolverare con il formaggio grattugiato e servire.


E' un piatto presente, con varie sfumature, in tutta la regione. Nelle provincie di Gorizia e Trieste spesso sono realizzati soltanto con la farina di grano tenero.
Il piatto di Blecs classico è costituito dalla pasta lessata e saltata in padella con farina di mais precedentemente soffritta nel burro. Tocco finale è dato da uno spolvero di formaggio montasio stravecchio.
I Blecs possono essere preparati anche con altri sughi (a cominciare da burro e salvia), come nella parte bassa della provincia di Gorizia dove sono tipici i Blecs al sugo di anatra.
Nel Colli del Triangolo e nel Collio sono famosi i 'Biechi con il gallo', un piatto composito di pasta e spezzatino di cappone.
Anche sul Carso Goriziano e Duinese i Biechi sono piuttosto sostanziosi, come i 'Biechi alla ricotta' e i 'Biechi alla salsiccia' con finocchietto selvatico.
Gusto molto particolare per i 'Biechi al Terrano', presenti nel Carso centrale, conditi con una salsa preparata con l'omonimo vino rosso tipico locale, dal sapore deciso.

sabato 19 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 14° tappa


La tappa odierna è una tappa di montagna con salite molto impegnative e tecniche.
Si parte da San Vito al Tagiamento e dopo 186 Km si giunge sul Monte Zoncolan.
Il Monte Zoncolan (1.750 m) è considerato la salita più dura d’Europa: 10 km al 12% di media con punte del 22%.
Lo Zoncolan è noto tra gli appassionati di ciclismo con il soprannome di "Kaiser", proprio per la durezza dell'ascesa.

Il Giro d'Italia ha raggiunto lo Zoncolan per la prima volta nell'edizione del 2003. E' stato incluso anche negli anni 2007, 2010, 2011 e 2014.



Cannocchie alla busara

Ingredienti

10 cannocchie (cicale di mare)
1 bicchiere di vino bianco
olio evo
4 cucchiai di pan grattato
pasta del formato preferito
brodo di pesce
pepe
prezzemolo
aglio

Bollire le cannocchie in acqua salata per 5 minuti. Far imbiondire l'aglio in olio evo. Aggiungere all'olio insaporito 4 cucchiai di pan grattato e, dopo averlo tostato, sfumarlo con il vino bianco.
Far saltare le cannocchie nella padella con il pan grattato. Cuocere a fiamma media per 4 – 5 minuti aggiungendo un mestolo di brodo di pesce.
Nel frattempo far cucocere la pasta in acqua bollente e salata.
Scolarla e impiattare con le cannocchie.
Spolverare con prezzemolo tritato e servire.



Il nome del piatto, secondo alcune ipotesi dei linguisti, deriva dal verbo “buggerare”, in quanto viene cucinato un intruglio di composizione poco chiara; secondo altri, invece, deriva da “buzzo” cioè la pancia, riferimento forse anche alla pentola in coccio con cui i pescatori erano soliti preparare questo piatto.

giovedì 17 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 12° tappa


La tappa odierna arriverà dopo 214 km in Emilia Romagna ad Imola.
E' una frazione completamente pianeggiante ( l'unico Gran Premio della Montagna è situato a quota 252 m s.l.m.)


La zuppa inglese è un dolce al cucchiaio italiano, a base di pan di Spagna imbevuto con alcol (alchermes) e di crema pasticcera.
Nella cucina emiliana da più di un secolo è preparato nelle zone di Bologna, Parma, Modena, Ferrara e Reggio Emilia.

Secondo una delle tradizioni le origini di questo dolce risalgono al XVI Secolo, presso la corte dei duchi d'Este di Ferrara quale rielaborazione di un dolce rinascimentale anglosassone, il trifle, considerato un po' la madre di tutti i dolci, fatto con crema e pan di Spagna, il tutto innaffiato da bevande alcoliche (per esempio lo Sherry di Cadice).
I contatti commerciali e diplomatici con la casa reale britannica erano frequenti, ed l'ipotesi sostiene che sia stato proprio un diplomatico di ritorno da Londra a richiedere ai cuochi di corte di riassaggiare il trifle.
Nei vari tentativi la ricetta sarebbe stata rielaborata dapprima sostituendo la pasta lievitata all'inglese con una ciambella di uso comune nella zona emiliana: la bracciatella.
Si può supporre che la preparazione sia divenuta comune e che, nell'intento di portarla al rango di dolce di corte e non popolare come il suo cugino inglese, si sia provveduto a ingentilirlo ulteriormente sostituendo la bracciatella con il Pan di Spagna e la panna con la crema pasticcera. Col tempo questo trifle modificato avrebbe preso poi il nome di "zuppa inglese".
La presenza dei due liquori quali l'Alchermes e il Rosolio supporta la tesi rinascimentale, dato che sono entrambi di origine medioevale.



Zuppa inglese

Per la base

4 uova
330 gr farina
330 gr zucchero
170 gr acqua
170 gr olio evo
16 gr lievito
1 limone non trattato

Per la crema pasticciera

300 ml latte
2 tuorli
40 gr farina
70 gr zucchero
vaniglia

Cacao in polvere (per la decorazione finale)

Preparare la base del dolce montando a neve ben ferma gli albumi.
Montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema omogenea. Aggiungere ai tuorli l'acqua, l'olio e la scorza grattugiata del limone. Amalgamare e al composto così ottenuto aggiungere la farina ed il lievito setacciato.
Mettere l'impasto in uno stampo da plumcake e cuocere in forno statico a 180° per circa 30 – 40 minuti.

Preparare la crema pasticcera lavorando i tuorli con lo zucchero in modo da ottenere una crema liscia. Unire la farina setacciata. Aggiungere il latte e la vaniglia.
Scaldare il composto ottenuto a fiamma bassa mescolando fino all'addensamento della crema.

Assemblaggio del dolce

Tagliare la base a fettine di 2/3 cm di altezza, bagnarle con il liquore Alchermes e adagiarle nella ciotola in cui verrà poi servito il dolce (in alternativa utilizzare coppette monoporzione).
Sovrapporre uno strato di crema pasticcera. Ricoprire con un strato di “biscotto” bagnato con Alchermes e un successivo strato di crema pasticcera. Spolverizzare con cacao in polvere e riporre in frigorifero fino al momento di servire.

martedì 15 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 10° tappa


La tappa odierna è la frazione più lunga in assoluta di questa edizione del Giro: 244 Km.
Si parte dal paese di Penne in provincia di Pescara e si arriva in Umbria e più precisamente a Gualdo Tadino.
Percorso prevalentemente montuoso anche se non si arriverà a toccare altezze molto elevate.



Cinghiale in umido

Ingredienti

1 Kg di carne di cinghiale
300 gr. pomodori pelati
cipolle
carote
gambi di sedano
bacche di ginepro
alloro
rosmarino
vino rosso
sale
pepe
olio extravergine d'oliva

La preparazione di questo piatto è alquanto lunga poiché richiede diverse ore di marinatura della carne. Si deve quindi iniziare il giorno precedente.

Tagliare la carne di cinghiale a tocchetti e metterla a marinare con tutti gli odori (cipolla, carota, 1 gambo di sedano, alloro, bacche di ginepro, rosmarino) in vino rosso per almeno 12 ore (una notte), facendo in modo che la carne sia completamente coperta.

Il giorno successivo preparare un battuto non troppo fine con cipolla, carote, rosmarino e sedano.
Far soffriggere il mix aromatico. Togliere la carne dalla marinatura e aggiungerla al soffritto. Unirvi alcune bacche di ginepro, il sale ed il pepe.
Quando la carne è ben rosolata aggiungere del vino rosso e lasciare evaporare a fiamma alta.
Unire i pomodori ed un bicchiere di acqua (se necessario) e lasciare cuocere per due ore a fuoco dolce.
Il piatto può essere accompagnato da polenta o patate lessate.



domenica 13 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 9° tappa

La tappa odierna è il terzo arrivo in salita del Giro. E' una frazione molto lunga. Si parte da Pesco Sannita e si arriva dopo 225 Km a Campo Imperatore
Campo Imperatore è un vasto altopiano, di origine glaciale e carsico-alluvionale, situato a circa 1800 m di quota in provincia dell’Aquila, in Abruzzo, nel cuore del massiccio del Gran Sasso d’Italia.
Negli ultimi chilometri della tappa odierna si superano i 2000 m su una strada di media ampiezza con alcuni tornanti e pendenza attorno al 9% con picco massimo del 13%.
Campo Imperatore è stato più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia: per la precisione nel 1971, 1985, 1989 e 1999.

Sise di monaca

Le Sise delle monache sono il dolce tipico di Guardiagrele.
È un dolce a base di pan di spagna farcito con crema pasticcera e provvisto di tre protuberanze.




Il nome del piatto, tradotto dal dialetto, è “seni di monaca”.
Si dice che le monache durante il medioevo , allo scopo di “perdere” uno dei simboli corporei propri della femminilità, erano solite inserire un involto di stoffa tra i due seni di modo che la fascia che li copriva assumesse una conformazione piatta, senza prominenze. Da questo il popolo concluse che le monache avessero tre seni.

Più probabilmente tali dolci erano appannaggio solamente dei monasteri, per cui, una volta secolarizzati, assunsero, maliziosamente, tale nome.

Ingredienti

Per la base del dolce

4 uova
80 grammi di zucchero
80 grammi farina
45 grammi fecola
1 bustina lievito (facoltativo)

Per la crema pasticcera

300 ml latte
2 tuorli
40 gr farina
70 gr zucchero
vaniglia

Montare gli albumi a neve ferma con meta dello zucchero.
Montare i tuorli con il restante zucchero. Aggiungere la farina, la fecola ed eventualmente il lievito. Al composto ottenuto unire gli albumi montati mescolando delicatamente.
Su una placca da forno foderata di carta da forno fare con l'aiuto di una sacca da pasticcere con foro liscio tre mucchietti di composto ravvicinati.
Infornate a 180° per una ventina di minuti.
Far raffreddare in forno e poi farcire con crema pasticciera.



Preparare la crema pasticcera lavorando i tuorli con lo zucchero in modo da ottenere una crema liscia. Unire la farina setacciata. Aggiungere il latte e la vaniglia.
Scaldare il composto ottenuto a fiamma bassa mescolando fino all'addensamento della crema.


Avendo esaurito la crema pasticcera, ho provato a farcirne alcuni con crema di cioccolato... il risultato è ottimo ugualmente!

sabato 12 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 8° tappa


La tappa odierna riparte dalla Calabria ad arriva ad in una frazione del comune di Mercogliano (AV).
Più precisamente la tappa si conclude al Santuario di Montevergine di Mercogliano (1260 s.l.m.) dopo una salita alquanto tortuosa e con una pendenza massima del 10% ( media attorno al 6%)
A causa proprio della durezza della salita, Montevergine è stata, prima di oggi, per altre cinque volte tappa d'arrivo del Giro d'Italia (più precisamente nel 1962, 2001, 2004, 2007 e 2011).

Polpo alla luciana

E' una delle ricette tradizionali della cucina partenopea di mare. Il piatto prende il nome dal quartiere di pescatori Santa Lucia di Napoli. Ne esistono di diverse varianti ma nella sua forma più basilare richiede pochissimi ingredienti.

Il segreto per la riuscita del piatto è cuocere i polpi nella propria acqua ( come recita l'antica tradizione napoletana), cercando di farne evaporare il meno possibile.
Ovviamente anche la materia prima è assai importante. Ci si deve assicurare di scegliere un polpo verace, riconoscibile facilmente dalle due file di ventose sui tentacoli.




Ingredienti

circa 1Kg polpi veraci di piccole dimensioni. (oppure stesso peso di polipetti)
600 gr pomodorini Piccadilly (l'ideale sarebbero i pomodorini del Piennolo)
50 ml vino bianco
olio
capperi (facoltativi)
1 spicchio d'aglio

Pulire i polpi eliminando le interiora, il becco e gli occhi.



In una pentola (meglio se di coccio) rosolare lo spicchio d'aglio. Quando l'aglio sarà imbiondito aggiungere i polpi puliti, i capperi, i pomodorini tagliati a metà ed il vino bianco.
Coprire la pentola con della carta da forno e fermarla all'imboccatura con lo spago da cucina. Porre sopra il coperchio e cuocere per 30 minuti a fiamma bassa. 
Trascorso tale tempo togliere la carta da forno e far restringere il sughetto (circa 10 – 15 minuti).






venerdì 11 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 7° tappa


Oggi il Giro d'Italia approda sul continente e precisamente in Calabria. L'avvio alla tappa odierna avverrà a Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia.
La particolarità culinaria di questa cittadina è il gelato , più specificatamente il cosiddetto “Tartufo”.
Si tratta di un gelato alla nocciola che viene modellato a forma di semisfera con un cuore di cioccolato fondente fuso e ricoperto da un spolverata di cacao amaro in polvere e zucchero.

Dopo quasi 160 Km la tappa si concluderà in provincia di Cosenza a Praia a Mare, quasi al confine con la Basilicata.


Tortiera di alici

Ingredienti

800 gr di alici freschissime
200 gr di pangrattato (circa)
60 gr di pecorino grattugiato
circa 1 bicchiere di olio extravergine d'oliva
1 ciuffo di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
10 – 12 olive verdi
2 – 3 pomodorini Piccadilly
una cucchiaiata di capperi
pepe

Pulire le alici, aprirle a libro e togliere loro la spina centrale.
Spolverare il fondo di una pirofila con del pangrattato e disporvi uno strato di alici.
In una terrina impastare il pangrattato rimanente ed il formaggio pecorino con mezzo bicchiere d'olio. Aggiungervi i capperi, le olive, l'aglio ed il prezzemolo tritati finemente. Mescolate per amalgamare gli ingredienti.
Distribuire un po' del composto sopra allo strato di alici. Formare un altro strato di alici e ricoprirle con il composto di pangrattato. 



Continuare fino all'esaurimento degli ingredienti. L'ultimo strato dovrà essere quello con il pangrattato.
Tagliare i pomodorini a fette e disporli sopra all'ultimo strato.



Condire con il rimanente olio e con una spolverata di pepe macinato a fresco.
Infornare la pirofila in forno già caldo a 160° e lasciare cuocere per circa 30 minuti.



Questo piatto può essere servito sia tiepido sia freddo.


Treccia di pane ai 3 sapori

Ingredienti

Per la pasta da pane

500 gr di farina
10 gr di lievito di birra
sale
1/4 bicchiere olio extravergine di oliva
acqua
Per i ripieni

100 gr di 'nduja
150 gr di asparagi
100 gr di cipolle rosse di Tropea
semi di sesamo
1 uovo

Far sciogliere il lievito in un bicchiere d’acqua tiepida.
Formare la fontana della farina sul piano di lavoro. Versarvi l’acqua con il lievito e, aggiungendo la restante acqua tiepida, lavorate il composto con le mani per un paio di minuti. Quindi aggiungete l’olio a filo e infine il sale. Lavorare l’impasto con le mani fino a quando non si formerà una palla elastica e compatta.
In alternativa usare l’impastatrice da cucina, seguendo il medesimo ordine per l’inserimento degli ingredienti e lasciando lavorare la macchina per 10 minuti.
Una volta pronto, far riposare l’impasto per un’ora in un luogo asciutto, ricoprendolo con un telo di tessuto che consenta all’aria di passare.
Trascorso tale tempo suddividere l'impasto in 3 panetti, spolverarli con farina e lasciarli lievitare nuovamente per almeno un'ora.

Pulire gli asparagi eliminando la parte terminale dura. Lessarli in acqua bollente e salata per 3 – 4 minuti.
Scolarli e raffreddarli sotto un getto d'acqua fredda.
Tagliarli a rondelle e tenerli da parte.
Affettare sottilmente le cipolle e farle stufare per 10 minuti in una padella antiaderente con un filo d'olio e una presa di sale.

Appiattire ognuno dei 3 panetti formando dei filoncini di circa 8 cm di larghezza.
Farcire il primo con gli asparagi tagliati a pezzetti, il secondo con la 'nduja a pezzetti ed il terzo con le cipolle stufate.
Richiudere la pasta sui ripieni e saldare bene le estremità.



Rivestire di carta da forno una placca ed adagiarvi i 3 filoncini. Spennellarli con l'uovo leggermente sbattuto e ricoprirli con i semi d sesamo.
Intrecciare i 3 filoncini unendo le estremità.



Lasciar riposare la treccia per una decina di minuti.
Infornare in forno a 180° per 30 – 40 minuti.



giovedì 10 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 6° tappa


Anche la tappa odierna si svolge in Sicilia. Questa sarà l'ultima sull'isola e poi a partire da domani la corsa ciclistica arriverà sul continente.
Si parte da Caltanissetta e si avrà il primo arrivo in salita sul monte Etna.
Il traguardo è fissato a 1736 mt. s.l.m. vicino all’Osservatorio che ospita i telescopi per astrofisica professionale posti alla quota più alta sul territorio nazionale. Questo arrivo è inedito per il Giro d’Italia.



Bocconcini di filetto di manzo in foglie di limone con caponata

Questo piatto ripropone l'antico metodo di cottura in foglia. Spesso si utilizzavano le foglie di vite ma in questo caso ho utilizzato le foglie di limone che conferiscono alla carne un aroma molto delicato e piacevole.
Il rivestimento vegetale, inoltre, protegge il contenuto, mantenendolo morbido.

Ingredienti

Per il filetto al limone

600 gr filetto di manzo
10 – 15 foglie di limone
Sale
Pepe
Olio extravergine d'oliva

Per la caponata

2 melanzane ( circa 600 gr)
1 costa di sedano
200 gr di cipolla
2 cucchiaini di capperi
10 – 15 olive
3 cucchiai di passata di pomodoro
1 bicchiere di aceto di vino
1 cucchiaio di zucchero

Tagliate il filetto in bocconcini e farli marinare per circa 20 minuti con sale, pepe e olio extravergine.
Trascorso tale tempo, avvolgere la carne nelle foglie di limone fissando l'involtino così ottenuto con uno stuzzicadenti.



Nel frattempo preparare la caponata.
Tagliare la melanzana a cubetti e salarli per far fuoriuscire il sapore amaro.
Friggere i cubetti in olio bollente e scolarli su carata assorbente per eliminare l'olio in eccesso.
Tritare finemente la cipolla, il sedano, i capperi e le olive.
Far soffriggere il trito di verdure, aggiungere la passata di pomodoro e lasciare cuocere per circa 5 minuti.
A fuoco spento unire l'aceto di vino in cui si sarà disciolto lo zucchero.
Unire i cubetti di melanzane e lasciar riposare la caponata per almeno un'ora.



Grigliare i bocconcini in foglia a 250° per circa 3 – 4 minuti, liberarli dal rivestimento vegetale carbonizzato e servirli accanto alla caponata di verdure.




mercoledì 18 aprile 2018

I sostituti dei bianchetti: i rossetti



Il rossetto (Aphia minuta) è un pesce marino che può essere commercializzato e pescato solo in determinati periodi dell'anno.
Spesso vengono confusi con i “gianchetti”, novellame di due specie ittiche (acciuga e sardina) di cui non è più permessa la cattura.
A differenza dei “gianchetti” (bianchetti), però, i rossetti non sono avannotti appena nati, ma esemplari adulti (lunghi al massimo 6 cm, anche se le dimensioni più comuni sono di 3-4 cm).
Il pesce rossetto deve il nome al suo colore tendente al rosa molto leggero, visibile solo guardando un branco.




I rossetti hanno un solo difetto: hanno un prezzo molto elevato (anche 60 – 70 € al kg).

In Liguria ed in Toscana è relativamente facile reperirlo dai pescivendoli o nei ristoranti. Questo perchè le due regioni hanno ottenuto una deroga per la pesca proprio in ragione del fatto che questo pesce fa parte della cultura gastronomica tradizionale.




In cucina sono utilizzati principalmente per fritture e frittate ma anche al naturale.

Frittelle di rossetti alla maniera ligure

Ingredienti
(per circa 10 frittelline)

200 gr di rossetti
2 uova
1 mazzetto di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
sale
olio

Sminuzzare finemente il prezzemolo e l'aglio. In una terrina sbattere le uova con il sale ed aggiungervi il trito di aglio e prezzemolo.
Unire i pesciolini ed amalgamare bene.
In una padella antiaderente far scaldare un filo d'olio e friggervi il composto a cucchiaiate.

Servire immediatamente ben caldi.