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martedì 22 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 16° tappa


La tappa odierna è una frazione a cronometro individuale da Trento a Rovereto
E' una frazione con inizio e fine in città su strade prevalentemente rettilinee.



Spatzle di spinaci al gorgonzola

Ingredienti

Per gli spatzle

250 gr spinaci
250 gr farina
2 - 3 uova
Acqua
Sale
Noce moscata

Per il condimento

300 gr gorgonzola
burro

Mondare gli spinaci e cuocerli in padella a fuoco moderato per circa 5 – 6 minuti (devono appassire)
Frullarli con il mixer fino a ottenere un composto cremoso, aggiungere le uova intere, una spolverata di noce moscata e un pizzico di sale.
Mescolare per amalgamare le uova al composto e poi aggiungere l'acqua
Versare gradualmente la farina e mescolare fino a formare un composto colloso ma senza grumi.

Far sciogliere in un saltapasta il gorgonzola con un po' di burro.

Porre sul fuoco una pentola di acqua salata e quando sarà giunta al bollore mettere lo Spätzlehobel sopra la pentola e versare nell’apposito spazio il composto.



Facendo scorrere avanti e indietro la parte mobile dell’attrezzo l'impasto cadrà attraverso i fori nell'acqua bollente.
una volta a contatto con l'acqua bollente gli spatzle cuociono in poco tempo. Quando gli spatzle iniziano a riaffiorare in superficie, scolarli con una schiumarola direttamente nel condimento di gorgonzola.

Saltarli per pochi istanti mescolando delicatamente e, se necessario, aggiungere ancora un po' di burro



giovedì 3 agosto 2017

Mare e montagna si incontrano: i canederli rivisitati

I canederli sono un piatto tipico del Trentino e del Sud Tirolo. Consistono in grossi gnocchi preparati con il pane raffermo e lo speck tagliato a dadini. Si possono servire sia in brodo sia asciutti conditi con burro fuso.
Asciutti vengono anche utilizzati come contorni di secondi piatti che hanno una base di sugo ( ad esempio capriolo in umido).

La loro origine è antichissima, basti pensare che nella cappella del Castel d'Appiano è possibile ammirare degli affreschi romanici in cui sembra essere rappresentata una donna che mangia canederli in brodo.

La mangiatrice di canedeli - Castel d'Appiano


La ricetta ufficiale è stata addirittura depositata con atto notarile dall'Accademia Italiana della Cucina nel 2003.

I tipici canderli allo speck



E' un piatto, come già sottolineato, molto versatile e che ben si adatta sia alla stagione estiva sia a quella invernale. Inoltre è un ottimo modo per non gettare il pane raffermo e può diventare il “rinforzino” di una cena poco abbondante, come è accaduto a me qualche giorno fa.
Purtroppo in casa non avevo il latte necessario per bagnare il pane (e nemmeno lo speck!) ed allora mi sono dovuto ingegnare con quello che ho trovato nel frigorifero, seguendo la ratio della ricetta tradizionale cioè il riciclo degli ingredienti.
Ho inventato una versione più “light” della ricetta poiché ho utilizzato l'acqua al posto del latte ed ho aromatizzato il composto con sapori decisamente più mediterranei.

Canederli con acciughe sotto sale e pomodorini secchi

Dosi per 2 persone

200 gr pane raffermo
1 uovo
50 gr farina 0
acqua q.b.
sale
pepe
2 acciughe sotto sale
2 pomodorini secchi

Tagliare a piccoli pezzi il pane raffermo, porlo in una ciotola ed aggiungere 2 – 3 bicchieri d'acqua.
Lasciare riposare per una ventina di minuti.
Trascorso tale tempo eliminare, se necessario, l'acqua in eccesso.
Dissalare le acciughe e tagliarle finemente assieme ai pomodorini secchi.
Aggiungere alla ciotola con il pane l'uovo intero, le acciughe ed i pomodorini. Regolare di sale e pepe. Mescolare il composto ed incorporarvi la farina. Amalgamare il tutto.
Con le mani inumidite formare delle palline di composto di circa 3 – 4 cm di diametro.
Portare ad ebollizione una pentola di acqua salata e tuffarvi i canederli.
Lasciar sobbollire dolcemente.
Dopo circa 7 – 8 minuti raccogliere i canederli con il mestolo forato, facendo scolare l'acqua in eccesso.
Porli sul piatto da portata e condirli con burro fuso ed erbe aromatiche.

Per verificare la giusta consistenza dell'impasto, gettare nell'acqua bollente un “canederlo di prova”, se si disfa aggiungere un altro po' di farina.


domenica 30 luglio 2017

Una specialità: il Graukäse della Val Aurina

Il Graukäse (letteralmente “formaggio grigio”) è un tipico formaggio del Tirolo. 
Si trova principalmente nella Zillerltal e nella Valle Aurina, la valle italiana che con essa confina. E' un formaggio a base di latte inacidito, di conseguenza è possibile affermare che sia un tipo di alimento molto antico.

Nelle zone d'origine, il Graukäse, come del resto la maggior parte dei formaggi a coagulazione acida, è stato per secoli il prodotto secondario della lavorazione del burro, che era, invece, considerato un prodotto di gran lunga superiore rispetto ai formaggi magri.
Per meglio comprendere, però, cosa si intenda per coagulazione acida è necessaria una breve descrizione della prima fase del processo di caseificazione. 
Il principio della preparazione del formaggio si basa sulla separazione dell'acqua dal latte e sulla massa, più o meno compatta, che ne risulta. La sostanza base della massa caseosa è la caseina, il componente principale delle proteine del latte. 
Il primo passo nella produzione del formaggio è sempre il far rapprendere la caseina, cioè la coagulazione. Ciò può avvenire grazie all'acido lattico ed allora si ha la coagulazione acida oppure mediante l'aggiunta di caglio (coagulazione dolce o presamica).
La caseificazione acida, quindi si basa sul semplice utilizzo di latte magro cagliato. Attraverso il riscaldamento del latte inacidito l'acqua (cioè il siero) si separa dalle parti solide. Questa massa caseosa può essere consumata fresca oppure stagionata. (tra i formaggi a coagulazione acida si può citare anche il paneer indiano, di cui ho già parlato in un post dell'aprile 2017).

Il Graukäse deve il suo nome alle muffe grigio – blu che talvolta sono presenti sulla sua superficie. Inoltre questo formaggio mostra parecchie differenze nell'aspetto, nella consistenze ed anche nelle caratteristiche organolettiche a seconda della zona di produzione. Ad esempio nella zona dell'Oberinntal in Tirolo domina la tipologia compatta e ben matura, mentre invece nella zona dell'Unterinntal quella con il centro più friabile, la cosiddetta “tipologia dello Zillertal”.
In Val Pusteria ed in particolar modo nella Valle di Tures e Aurina si produce il Graukäse originario. Ogni contadino ed ogni malgaro ha la sua ricetta personale, per questo non vi è uno standard unico per il Graukäse della Val Aurina.



La ricetta base, comunque, è pressapoco la seguente.

Il latte di mucca crudo ed appena munto viene centrifugato dividendosi così in panna e latte magro. La panna sarà avviata alla produzione del burro, mentre il latte magro viene messo in un luogo caldo ad acidificare. I batteri lattici necessari sono in parte già presenti nel latte ed in parte provenienti dall'ambiente di lavorazione. Solitamente questo processo dura circa 2 – 3 giorni. 
La massa inacidita e coagulata viene fatta a pezzi e poi riscaldata lentamente. Con il riscaldamento lento la massa caseosa inizia a separarsi dal siero, affiora e si ammassa in superficie. 
Di solito le temperature di cottura del coagulo si aggirano attorno ai 45 – 55 ° C. 
Il coagulo, dopo circa 1 – 2 ore di riscaldamento viene messo in un telo per far sgocciolare il siero rimanente. 
Quando il coagulo è asciutto viene nuovamente spezzettato ed aromatizzato. 
In Val Aurina si aggiunge solo sale
Questa massa di formaggio fresco viene pressato nelle forme. 
Il corso della maturazione dipende in larghissima misura dalla compressione della massa nelle forme. Forme riempite senza esercitare troppa pressione ed in cui l'ossigeno dell'aria può penetrare più o meno in tutta la pasta maturano in modo omogeneo e produrranno il Graukäse considerato compatto e gelatinoso. 
Se invece la massa viene pressata con forza nella forma così da impedire che l'ossigeno possa raggiungere il centro della pasta, allora maturerà lentamente e solo all'esterno. 
La parte interna risulterà più o meno friabile e di sapore acidulo
Dopo alcuni giorni il Graukäse viene tolto dalla forma e continua la maturazione su di un asse o a temperatura ambiente o al fresco di cantine. 
Solitamente il tempo di stagionatura va da due settimane (tipo compatto) ad alcuni mesi (tipo friabile).

Il Graukäse può avere una sottile crosta oppure esserne privo. All'esterno il sapore varia dal giallognolo fino ad arrivare a toni marrone – grigi. 
Il tipo compatto mostra questo colore anche all'interno. 
Il tipo friabile, generalmente, all'interno è bianco opaco, ci sono però anche vie di mezzo che, a causa di una maturazione interna irregolare, mostrano una colorazione marmorizzata.
La consistenza interna varia a seconda delle tipologie e va da maturo e compatto a friabile e granuloso. 
Anche il sapore varia molto a secondo della tipologia e del grado di maturazione e va dal delicatamente acidulo fino al molto saporito e con un profumo deciso.

Questo formaggio così diverso da tipologia a tipologia offe moltissime ed inaspettate possibilità in ambito culinario.
Oggi, però, fornirò di seguito la ricetta classica per gustare il Graukäse.

Il classico Graukäse

Dosi per 4 persone

400 gr Graukäse (la tipologia che preferite)
1 cipolla bianca o rossa
sale
pepe
olio extravergine d'oliva

Tagliare il Graukäse a fette (spessore medio) e disporle sul piatto. 
Affettare la cipolla sottilmente e spargere gli anelli sul Graukäse. 
Aromatizzare con sale e pepe. 
Aggiungere un filo di olio extravergine d'oliva e servire.




Solitamente, per essere sicuro di non avere una cipolla troppo acida, metto gli anelli di cipolla appena affettati in una ciotola e li sciacquo un paio di volte con acqua fredda. 

mercoledì 28 giugno 2017

La tradizione dei fuochi del Sacro Cuore in Alto Adige

In Alto Adige la sera della prima domenica dopo il Corpus Domini è ancora viva la tradizione di accendere sulle pendici delle montagne dei fuochi che, visti dalla valle, tracciano disegni di simboli cristiani (spesso il Sacro Cuore di Gesù, cioè un cuore sormontato da una croce ).




Tale usanza si perde nella notte dei tempi.
In epoca pagana, infatti, venivano accesi proprio in coincidenza del solstizio d'estate sia per onorare il dio Sole che era la fonte di sostentamento delle culture rurali, sia per scacciare i demoni e gli spiriti cattivi.
Con l'avvento della cristianizzazione tali fuochi vennero dedicati a San Giovanni (celebrato il 24 giugno).
Ma è verso la seconda metà del Settecento che quest'usanza assunse il nome di Fuochi del Sacro Cuore.
Il Tirolo, infatti, in quel periodo, venne consacrato al culto del Sacro Cuore di Gesù. Il Land era, a detta degli abitanti, in pericolo. Le armate napoleoniche stavano dilagando in tutta l'odierna Italia settentrionale e l'esercito asburgico era l'unico che ancora riusciva ad arginare tale avanzata. Ciò che impauriva i tirolesi, oltre alle conseguenze sul piano militare, era la diffusione delle idee libertarie francesi che minacciavano la tradizione e l'integrità non solo politica ma soprattutto culturale del Land (in una parola, intraducibile nella lingua italiana, l' Heimat[1]).

La Dieta tirolese, allora, elesse un comitato di 26 uomini che si riunì a Bolzano a Palazzo Toggenburg dal 30 maggio al 1 giugno 1796. L'abate dell'abbazia di Stams, Sebastian Stöckl, fece la proposta di porre il Tirolo ed il suo popolo sotto la protezione del Sacro Cuore di Gesù e di prestagli voto con giuramento solenne.

L'abate Sebastian Stöckl, dell'abbazia di Stams, promotore del voto al Sacro Cuore


Il 3 giugno dello stesso anno il voto fu pronunciato solennemente davanti al quadro del Sacro Cuore del Duomo di Bolzano, tutt'oggi visibile nella cappella sacramentale.

Bolzano, Duomo. Il quadro del Sacro Cuore


Il 5 settembre le armate napoleoniche entrarono a Trento. Ormai anche la città di Bolzano sembrava condannata ad essere conquistata ma, inspiegabilmente, l'esercito francese non cercò di raggiungere Vienna risalendo la via dell'Adige ma deviò ad est e passò dall'odierno Friuli. Il Tirolo fu così risparmiato.

Bressanone, Chiesa delle Dame. Il quadro di Joseph Mühlmann (1840 ca.). Il voto al Sacro Cuore

Passarono circa una decina d'anni e nel 1805 il Tirolo venne annesso alla Baviera, alleata della Francia. Vi furono diverse conseguenze oltre che sul piano politico, anche sul piano religioso: molti conventi vennero chiusi (per incamerare le ricchezze della Chiesa) e venne proibita la celebrazione del Sacro Cuore. Vi fu, quindi, la celebre insurrezione popolare guidata da Andreas Hofer che il 24 maggio 1809 rinnova il patto con il Sacro Cuore. Anche questa volta i tirolesi riescono a sconfiggere i francesi dopo cinque giorni di scontri. Il 6 giugno è proclamata solennemente la festa del Sacro Cuore in tutto il Land.
La devozione al Sacro Cuore è assurta a pegno di libertà ed indipendenza del Tirolo.

Comincia così la serie delle Bundeserneuerungen, cioè dei rinnovi del patto del Sacro Cuore.

Le connessioni politiche o ideologiche, tendenti alla mobilitazione generale dei tirolesi contro il “nemico” interno e no, sono abbastanza evidenti in più di uno dei successivi contesti.

Il patto, infatti, fu rinnovato nel 1816, con il ritorno degli Asburgo, nel 1848, in corrispondenza delle insurrezioni liberali, nel 1859 in concomitanza con la seconda guerra di indipendenza italiana e poi nel 1861 per rafforzare la mobilitazione contro la legge promulgata dall'Imperatore Francesco Giuseppe che concedeva la libertà di culto ai protestanti.
Anche nel 1866, nel 1870 e nel 1876, contro il pericolo del liberismo e del protestantesimo, ci furono dei rinnovi.
Il giuramento venne ripetuto nel 1896, in occasione dei cent'anni di istituzione del patto, nel 1909, in occasione della commemorazione dell'insurrezione di Andreas Hofer.
Il rinnovo successivo è all'inizio della prima guerra mondiale nel 1914, poi nel 1944, in piena seconda guerra mondiale ed infine nel 1946.

La devozione al Sacro Cuore da parte del Land Tirolo ha rappresentato per oltre 100 anni fino alla fine della I° Guerra Mondiale un simbolo forte di unità territoriale, politica, religiosa e di identità sociale e culturale.


[1] Heimat indica non solo il luogo in cui si è nati, ma quell'insieme di tradizioni, cultura, paesaggi, dialetto che ci appartengono fin dall'infanzia e ci fanno sentire a casa (la parola contiene, infatti la radice heim- “casa” intesa cioè il luogo degli affetti).