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giovedì 24 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 18° tappa


La frazione odierna parte da Abbiategrasso e dopo 196 Km arriva a Parto Nevoso.
E' una tappa di pianura con salita nel finale. Si attraversa la Pianura Padana dalle porte di Milano fino alla parte meridionale del Cuneese.
Gli ultimi 15 km sono tutti in salita con pendenza sempre attorno al 7%.




Gnocchi alla bava

Ingredienti

Per gli gnocchi

500 gr patate per gnocchi
farina q.b.
1 uovo

per il condimento

mezza cipolla
burro
200 gr Toma del Piemonte
200 gr formaggio Stelvio ( o Fontina )
mezzo bicchiere di latte
Formaggio Parmigiano Reggiano grattugiato


Lessare le patate e pelarle. Quando sono ancora calde schiacciarle con lo schiacciapatate. Aggiungere la farina ( circa 4 – 5 manciate) e 1 uovo.
Impastare fino ad ottenere un impasto morbido ma consistente.
Dividere l'impasto formando dei lunghi salamini dello spessore di un dito circa. Tagliarli a tocchetti. Far scorrere ogni pezzetto sui rebbi di una forchetta premendo leggermente con il pollice per creare le tipiche scanalature dei gnocchi.
Lasciarli riposare ben distanziati sulla spianatoia leggermente infarinata fino al momento di cuocerli.



Nel frattempo affettare sottilmente una mezza cipolla e farla appassire nel burro.
Aggiungere i formaggi Toma e Stelvio tagliati a pezzettini piccoli. Unire il mezzo bicchiere di latte e mescolare fino ad ottenere una crema liscia ma non troppo densa.

Far bollire una pentola d'acqua salata e tuffarvi gli gnocchi. Appena salgono a galla sgocciolarli usando una schiumarola nel piatto da portata. Versare la crema al formaggio sugli gnocchi ben caldi, spolverare con Parmigiano Reggiano grattugiato e servire in tavola.



mercoledì 23 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 17° tappa


La tappa odierna di 155 Km parte da Riva del Garda ed arriva ad Iseo. E' denominata anche Franciacorta stage, proprio per le zone che attraversa.
Per quanto riguarda l'altimetria è una frazione abbastanza mossa, sebbene non si superino dislivelli molto elevati.
Nel finale dovrebbero essere favoriti i velocisti.



Pizzoccheri

Ingredienti

200 gr farina 0
200 gr farina grano saraceno
250 gr patate
400 gr verza
200gr burro
200 gr formaggio (tipo casera o montasio)
Formaggio Parmigiano Reggiano grattugiato


Preparare gli ortaggi.
Pelare le patate e tagliarle a spicchi grossi; sfogliare la verza, eliminare il torsolo e tagliare a metà le foglie, asportando la costa, quindi ridurla a strisce larghe circa 2 cm.
In una pentola portare ad ebollizione dell'acqua salata versarvi le foglie di verza; dopo circa 5 – 6 minuti aggiungere le patate e cuocere per altri 10 minuti circa.

Nel frattempo preparare i pizzoccheri.
Unire in una ciotola la farina bianca e quella di grano saraceno; impastare con acqua ed un pizzico di sale. Continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo e compatto.

Stendete la pasta con il matterello in una sfoglia sottile; tagliarla prima a strisce larghe 10 cm, poi ridurre ogni striscia tagliandola in diagonale a striscioline larghe 1 cm.




Ridurre a dadini il formaggio casera o montasio.
Far bollire i pizzoccheri nell’acqua dove cuociono verza e patate e cuocerli per circa 10 minuti. Scolare i pizzoccheri, le patate e le verza con la schiumarola.
Disporre il tutto nel piatto di portata e condirli a strati con i dadini di formaggio, il burro ed abbondante formaggio parmigiano grattugiato.
Far mantecare in forno caldo a 180° per 5 minuti ( il tempo necessario al formaggio a sciogliersi) e servire.



martedì 22 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 16° tappa


La tappa odierna è una frazione a cronometro individuale da Trento a Rovereto
E' una frazione con inizio e fine in città su strade prevalentemente rettilinee.



Spatzle di spinaci al gorgonzola

Ingredienti

Per gli spatzle

250 gr spinaci
250 gr farina
2 - 3 uova
Acqua
Sale
Noce moscata

Per il condimento

300 gr gorgonzola
burro

Mondare gli spinaci e cuocerli in padella a fuoco moderato per circa 5 – 6 minuti (devono appassire)
Frullarli con il mixer fino a ottenere un composto cremoso, aggiungere le uova intere, una spolverata di noce moscata e un pizzico di sale.
Mescolare per amalgamare le uova al composto e poi aggiungere l'acqua
Versare gradualmente la farina e mescolare fino a formare un composto colloso ma senza grumi.

Far sciogliere in un saltapasta il gorgonzola con un po' di burro.

Porre sul fuoco una pentola di acqua salata e quando sarà giunta al bollore mettere lo Spätzlehobel sopra la pentola e versare nell’apposito spazio il composto.



Facendo scorrere avanti e indietro la parte mobile dell’attrezzo l'impasto cadrà attraverso i fori nell'acqua bollente.
una volta a contatto con l'acqua bollente gli spatzle cuociono in poco tempo. Quando gli spatzle iniziano a riaffiorare in superficie, scolarli con una schiumarola direttamente nel condimento di gorgonzola.

Saltarli per pochi istanti mescolando delicatamente e, se necessario, aggiungere ancora un po' di burro



domenica 20 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 15° tappa


Anche la frazione odierna è una tappa di montagna.
Si scalano in sequenza i Passi della Mauria, di Tre Croci, di Sant’Antonio (inedito da questo versante e con pendenze per lunghi tratti superiori al 10%) e Costalissoio altra salita inedita breve, ma molto ripida.
Dopo 176 Km l'arrivo è fissato a Sappada in provincia di Udine.

Blecs con sugo di porcini

I blecs sono maltagliati fatti con farina di grano tenero e di grano saraceno.
In italiano possono essere tradotti con il termine “biechi”, nome derivato probabilmente o dalla loro forma obliqua oppure dal fatto che, a causa del grano saraceno, assumono una colorazione scura, bieca, appunto.



Ingredienti

Per la pasta

220 gr farina 2 macinata a pietra
110 gr farina di grano saraceno
70 gr farina di mais
4 uova
1 pizzico di sale

per il sugo

400 gr porcini freschi
1 spicchi d'aglio
prezzemolo
olio evo
sale

Formaggio grattugiato


Sulla spianatoia mescolare le tre farine e formare la fontana in cui introdurre le uova ed il sale.
Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formare un panetto e lasciarlo riposare per una decina di minuta sulla tavola di legno.
Tirare dei rettangoli di sfoglia di medio spessore. Tagliare la pasta a forma di triangoli con la rotella dentata.



Pulire i funghi e tagliarli a pezzettoni.
In un saltapasta far soffriggere uno spicchio d'aglio in poco olio evo.
Aggiungere i funghi, prezzemolo tagliato sottile e un rametto di rosmarino. Aggiustare di sale e lasciar cuocere per circa 5 minuti.

Cuocere i blecs per circa 2 – 3 minuti in abbondante acqua salata.
Scolarli e farli insaporire nel saltapasta con il sugo di funghi, mantecando con un po' di burro. Spolverare con il formaggio grattugiato e servire.


E' un piatto presente, con varie sfumature, in tutta la regione. Nelle provincie di Gorizia e Trieste spesso sono realizzati soltanto con la farina di grano tenero.
Il piatto di Blecs classico è costituito dalla pasta lessata e saltata in padella con farina di mais precedentemente soffritta nel burro. Tocco finale è dato da uno spolvero di formaggio montasio stravecchio.
I Blecs possono essere preparati anche con altri sughi (a cominciare da burro e salvia), come nella parte bassa della provincia di Gorizia dove sono tipici i Blecs al sugo di anatra.
Nel Colli del Triangolo e nel Collio sono famosi i 'Biechi con il gallo', un piatto composito di pasta e spezzatino di cappone.
Anche sul Carso Goriziano e Duinese i Biechi sono piuttosto sostanziosi, come i 'Biechi alla ricotta' e i 'Biechi alla salsiccia' con finocchietto selvatico.
Gusto molto particolare per i 'Biechi al Terrano', presenti nel Carso centrale, conditi con una salsa preparata con l'omonimo vino rosso tipico locale, dal sapore deciso.

sabato 19 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 14° tappa


La tappa odierna è una tappa di montagna con salite molto impegnative e tecniche.
Si parte da San Vito al Tagiamento e dopo 186 Km si giunge sul Monte Zoncolan.
Il Monte Zoncolan (1.750 m) è considerato la salita più dura d’Europa: 10 km al 12% di media con punte del 22%.
Lo Zoncolan è noto tra gli appassionati di ciclismo con il soprannome di "Kaiser", proprio per la durezza dell'ascesa.

Il Giro d'Italia ha raggiunto lo Zoncolan per la prima volta nell'edizione del 2003. E' stato incluso anche negli anni 2007, 2010, 2011 e 2014.



Cannocchie alla busara

Ingredienti

10 cannocchie (cicale di mare)
1 bicchiere di vino bianco
olio evo
4 cucchiai di pan grattato
pasta del formato preferito
brodo di pesce
pepe
prezzemolo
aglio

Bollire le cannocchie in acqua salata per 5 minuti. Far imbiondire l'aglio in olio evo. Aggiungere all'olio insaporito 4 cucchiai di pan grattato e, dopo averlo tostato, sfumarlo con il vino bianco.
Far saltare le cannocchie nella padella con il pan grattato. Cuocere a fiamma media per 4 – 5 minuti aggiungendo un mestolo di brodo di pesce.
Nel frattempo far cucocere la pasta in acqua bollente e salata.
Scolarla e impiattare con le cannocchie.
Spolverare con prezzemolo tritato e servire.



Il nome del piatto, secondo alcune ipotesi dei linguisti, deriva dal verbo “buggerare”, in quanto viene cucinato un intruglio di composizione poco chiara; secondo altri, invece, deriva da “buzzo” cioè la pancia, riferimento forse anche alla pentola in coccio con cui i pescatori erano soliti preparare questo piatto.

mercoledì 16 maggio 2018

Ricette in Giro per l'Italia. Seguendo la corsa ciclistica. 11° tappa


La tappa odierna, partendo dall'Umbria (per la precisione da Assisi) arriverà nelle Marche ad Osimo.
E' una tappa appenninica di media lunghezza ma con salite molto impegnative in termini di pendenze soprattutto negli ultimissimi chilometri.
Osimo già in altre due occasioni fu arrivo di tappa del Giro d'Italia (1987 e 1994)


Maccheroncini di Campofilone al profumo di limone

I Maccheroncini di Campofilone sono una varietà di pasta all'uovo tipica della cucina italiana che ha ricevuto la denominazione IGP, esclusiva del territorio e della cittadina di Campofilone nelle Marche. La caratteristica sottigliezza della sfoglia (0,3-0,7 mm) e del taglio (da 0,8 a 1,2 mm) ne fa un prodotto unico per caratteristiche organolettiche.


Ingredienti

250 gr di maccheroncini di Campofilone
maggiorana fresca
prezzemolo fresco
40 gr di formaggio grattugiato misto (Parmigiano e pecorino)
1 limone non trattato
olio evo
sale


Nel frullatore unire le erbe aromatiche a 4 cucchiai di olio, ai formaggi grattugiati e ad una presa di sale. Frullare fino ad ottenere una salsa abbastanza omogenea.
Grattugiare la scorza del limone ed aggiungerla alla salsa ottenuta.
Sbollentare per 1 minuto la pasta in una pentola di acqua salata.
Prelevare uno o due cucchiai di acqua della pasta e diluirvi la salsa.
Condire i maccheroncini e servirli aggiungendovi, se necessario, ancora un po' di formaggio.



Il risultato è un piatto molto delicato ma, allo stesso tempo, profumatissimo.



domenica 17 dicembre 2017

Noi di Piacenza… quelli che mangiano i tortelli con la coda

I tortelli tipici della provincia di Piacenza sono dei tortelli a forma di caramella. In dialetto, proprio per questa loro caratteristica vengono chiamati turteil cun la cuà, cioè tortelli con la coda.
A causa di questa loro forma alquanto insolita non possono essere fatti che a mano.
Il ripieno è costituito da ricotta, spinaci (o bietole) e un pizzico di noce moscata. Si possono quindi definire tortelli “di magro” perché al loro interno non c’è macinato né prosciutto né carne.
Durante la stagione estiva possono essere serviti con burro fuso, qualche foglia di salvia e una spolverata di grana padano grattugiato, in autunno, invece, sono accompagnati da un sugo prelibato, fatto con i pomodori e i funghi porcini.




I tortelli di Piacenza hanno alle spalle quasi settecento anni di storia e un’origine nobile: nacquero nella cucina del castello di Vigolzone di proprietà degli Anguissola, la famiglia che governò Piacenza dal XIV al XVII secolo. Fu una cuoca di corte a cucinarli per la prima volta, in un giorno non precisato del 1351, in onore di un ospite davvero illustre: Francesco Petrarca.
La donna, lavorando presso altre casate nobili d’Italia, aveva imparato la ricetta degli gnocchi di ricotta e bietole (diffusi ad esempio ad Alessandria col nome di rabaton o in Toscana con quello di gnudi) e decise di replicarla per stupire il grande poeta e scrittore.
Poichè all’epoca non esistevano le posate e gli gnocchi erano abbastanza scomodi da maneggiare, li racchiuse in una sottile sfoglia di pasta all’uovo, a cui diede la forma di un paffuto tortello intrecciato.

A Vigolzone i tortelli hanno ricevuto, nel 2006, la Denominazione Comunale di Origine, insieme ad un’altra specialità del posto, la squisita torta con i fichi freschi, nata nel XVII secolo nel convento dei padri Gesuiti della frazione di Albarola.


TORTELLI PIACENTINI

Dosi per circa 120 tortelli

Per la pasta all'uovo

500 gr farina
5 uova

Per il ripieno

400 gr ricotta
2 uova
2 mazzi di bietole fresche
200 gr Parmigiano Reggiano grattugiato
noce moscata q.b.
sale

Preparare l'impasto facendo appassire in un tegame le bietole con una spruzzata di sale per circa 5 – 6 minuti.
Strizzarle e tritarle molto finemente con la mezzaluna.
Amalgamare il trito così ottenuto con le uova, la ricotta, il formaggio e un poco di noce moscata.
Preparare l'impasto per la pasta all'uovo e tirare una sfoglia sottile. Dividerla in strisce di circa otto cm. e ricavarne tanti rettangolini.
Su ogni riquadro mettere un cucchiaino di ripieno. Ripiegare la pasta chiudendo il tortello a triangolo, poi girare i due angoli e formare una treccia o meglio due code ben strette e sottili arricciandole tra il pollice il medio e l'indice. 



Metterli a riposare su una spianatoia di legno spruzzata di farina fino al momento di cuocerli.
Cuocere i tortelli in acqua bollente salata. 
Scolare i tortelli in una zuppiera di ceramica e versarvi sopra il condimento (burro alla salvia oppure sugo di funghi).




mercoledì 6 dicembre 2017

Anolini di Natale: una ricetta tradizionale dell'Antico Ducato di Parma e Piacenza

Gli anolini sono una tipologia di pasta ripiena originaria dei territori dell'antico Ducato di Parma e Piacenza.
Si tratta, ovviamente, di un piatto con radici antiche, tramandato da generazioni nelle famiglie dell'Emilia. 
La tradizione vuole che durante la vigilia di Natale la famiglia si riunisca per la preparazione degli anolini di Natale o anvëin d' Nadäl come sono definiti nel Piacentino.
E’ un piatto ricco ed elaborato, come del resto molti piatti proposti nelle festività importanti, ma l'insieme degli ingredienti ne fa un piatto raffinato.
Sono preparati disponendo palline di un ripieno formato da stracotto, uova e formaggio su una sfoglia di pasta ripiegata su se stessa. Si taglia attorno al ripieno con appositi stampini metallici, che possono essere circolari o con bordi seghettati; la pressione dello stampo salda assieme i bordi della sfoglia.




Il termine deriverebbe dal latino anulus ossia anello. Nasce come raviolo o pasta ripiena nel XII secolo, come riporta Salimbene De Adam nella sua Cronica del 1284.
Nel XVI secolo Bartolomeo Scappi li cita come piatto che compare sulle mense dei re e dei papi.
Nel 1536,infatti, mentre era al sevizio del Cardinale Lorenzo Campeggi, la prima ricetta scritta degli anolini compare nella sua Opera letteraria di cucina.
Alla corte del Duca Ranuccio Il Farnese nel 1659 sono descritti come un piatto cucinato con ripieno di formaggio Parmigiano e carne di cappone.
Più tardi, anche alla corte di Maria Luigia Duchessa di Parma e Piacenza (1791-1847) si mangiavano gli anolini e si collega ad essa la frase "Solo al re Anolino la Duchessa porge il suo inchino".


La tradizione degli anolini si ritrova sia in provincia di Piacenza sia di Parma. In dialetto piacentino sono detti anvëin, mentre in parmigiano anolén. Esiste anche una ricetta della provincia di Cremona nota come marubini (o in cremonese marubén).
La variante piacentina, è leggermente più piccola ed è a forma di mezzaluna seghettata, mentre nel parmense sono più grandi, rotondi e con bordi lisci.
Il bordo seghettato possiede il vantaggio di avere una quantità maggiore di sfoglia a parità di ripieno e una tenuta migliore della chiusura rispetto a quello liscio.




In Val d'Arda è invece diffusa una variante che non contempla la presenza della carne nel ripieno, una versione più magra quindi, composta solo da Grana Padano molto stagionato e pane grattugiato.

Su proposta della Regione Emilia-Romagna il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha riconosciuto gli anolini come uno dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani tipici delle province di Piacenza e di Parma con due voci distinte,proprio per tutelare le differenti ricette, affiancate dalla traduzione nei rispettivi dialetti


ANOLINI

Dose per circa 300 anolini

Per il ripieno
250 gr pan grattato (possibilmente casalingo)
250 gr Parmigiano Reggiano grattuggiato (stagionatura 36 mesi)
noce moscata q.b.
3 uova
sale q.b.
250 gr di stracotto

Per lo stracotto
100 gr di polpa di manzo
100 gr di polpa di maiale
50 gr di polpa di cavallo
1 gamba di sedano
1 carota
1 cipolla
1 foglia d'alloro
qualche bacca di ginepro
2 – 3 chiodi di garofano
1 bicchiere di vino rosso

Per la pasta

800 gr farina O
8 uova


Preparare dapprima lo stracotto.
Tagliare a dadolata il sedano e la carota. Infilzare la cipolla con i chiodi di garofano.
In un tegame di coccio far rosolare le carni con le verdure ed un filo d'olio extravergine d'oliva.
Aggiungere il bicchiere di vino, un presa di sale, la foglia d'alloro e le bacche di ginepro.
Incoperchiare e far sobbollire per almeno 2 – 3 ore .
Controllare il livello dei liquidi e, se necessario aggiungere un po' di acqua.
A cottura ultimata la carne dovrà essere molto morbida.
Tritare finemente lo stracotto, mentre con il sugo rimasto bagnare il pane grattugiato ed unirlo, a sua volta, allo stracotto stesso, insieme alle uova, al formaggio ed alla noce moscata.
Lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Preparare la pasta e tirare una sfoglia sottile;
Disporre su di un lato di essa tante palline di ripieno (grandi circa come un cucchiaino da caffè) distanti 2 – 3 cm l'una dall'altra.



Ripiegare la pasta su se stessa e premere intorno al ripieno in modo da far uscire l'aria e da assicurare la massima coesione durante la cottura. 
Tagliare gli anolini con l'apposita forma rotonda e seghettata.
Cuocere gli anolini in un brodo preparato con cappone, manzo e vitello.

Anolini e tradizionale attrezzo per tagliarli



Una piccola annotazione finale. Gli anolini richiederebbero per la cottura il “brodo di quarta” o “di terza”, vale a dire un brodo preparato rispettivamente con quattro o con tre tipi di carni.
Tradizionalmente il brodo “di quarta” era preparato con pollo, manzo, bue grasso e costoletta di maiale, mentre quello “di terza” con cappone, manzo e costine di maiale.

Poichè risultano per entrambe le versioni dei brodi molto saporiti ma anche molto grassi, nella mia famiglia si è sempre sostituta la carne di maiale con la carne di vitello, in modo da ottenere un brodo un po' più leggero.

sabato 28 ottobre 2017

Una cena a base di ovuli buoni

 Sul finir di settembre, per pochissimo tempo, fanno la loro comparsa sui banchi dei fruttivendoli i funghi comunemente detti “ovuli buoni”.
Il loro nome scientifico è Amanita Caesarea e, sebbene appartengano alla famiglia delle Amanite, che notoriamente sono funghi mortalmente velenosi, ciò non deve spaventare. Gli ovuli buoni sono infatti eccellenti ed assai ricercati.
Derivano l'appellativo “Caesarea” dal latino caesareus cioè degno degli imperatori, proprio in ragione della loro ottima commestibilità.



Allo stadio iniziale della crescita il fungo è completamente racchiuso in una membrana bianca che lo rende molto simile ad un uovo.
Quando la membrana si rompe, ne fuoriesce il fungo.
Il cappello è di colore arancione acceso, privo di macchie (come invece accade per le specie velenose).
Le lamelle sotto al cappello sono color giallo tenue, così come il gambo e l’anello membranaceo che si trova appena sotto il cappello.
La carne dell’ovulo è bianca con sapore ed odore molto delicato e gradevole.

È un fungo raro che cresce soprattutto nei boschi di castagni, querce e più raramente sotto pini, ad una altitudine solitamente non superiore ai 1000 metri. Sopporta solo temperature miti.

In cucina si può consumare sia crudo che cotto.

Io l'ho usato come ingrediente base per una cena, dall'antipasto al secondo.



Insalata di ovuli buoni

Dosi per 4 persone

3 – 4 ovuli di media grandezza
Parmigiano Reggiano
sale
pepe nero
olio evo

Eliminare gli eventuali residui di membrana banca e pulire i funghi con un panno umido in modo da eliminare la terra.
Affettarli sottilmente e disporli con delicatezza su un piatto.
Condire con una spruzzata leggera di sale e pepe nero macinato fresco.
Aggiungere delle scaglie di Parmigiano Reggiano ed un filo d'olio extravergine d'oliva per amalgamare i sapori.



Una variante della ricetta suggerisce di utilizzare al posto dell'olio extravergine d'oliva il succo di limone. Tutto dipende da quanto volete sentire il gusto delicato del fungo.
Nella mia porzione, talvolta, io ometto anche il pepe, proprio per gustare al meglio il fungo.


Tagliatelle caserecce con ovuli buoni e pecorino stagionato

Dosi per 4 persone

200 gr farina 0
2 uova
30 gr burro
1 limone biologico
4 ovuli di media grandezza
Olio extravergine d'oliva
Pecorino stagionato
Pepe nero

Preparare le tagliatelle amalgamando la farina con le uova. Quando si sarà formata una pasta liscia e compatta lasciarla riposare su una tavola di legno per impastare per circa 10 minuti coperta da un canovaccio. Trascorso tale tempo, tirare la sfoglia in strisce di circa 5 – 6 cm di altezza. Spolverizzarle con farina di semola ed arrotolarle. Con un coltello lungo e ben affilato tagliate la pasta a striscioline di circa 1 cm di spessore.
Allargare le tagliatelle così ottenute sulla tavola di legno e far riposare la pasta fino al momento di cuocerla.
Nel frattempo pulire delicatamente gli ovuli dai residui di terra con un panno umido ed affettarli sottilmente.
Cuocere le tagliatelle in acqua salata portata a bollore. Scolarle dopo 3 – 4 minuti, quando saranno ancora al dente. Saltarle in padella con burro ed olio ed insaporirle con la buccia grattata del limone. Farle mantecare con il pecorino stagionato grattugiato a fresco.
Disporre le tagliatelle nel piatto ed aggiungere gli ovuli a lamelle.
Ultimare il piatto con un filo d'olio extravergine d'oliva ed una macinata di pepe fresco.




Carpaccio di Roast – beef con ovuli e Parmigiano Reggiano

Dosi per 4 persone

3 - 4 ovuli di media grandezza
350 gr di Roast – beef a fette
Olio extravergine d'oliva
Succo di limone
Parmigiano Reggiano stagionato 30 mesi

Pulire i funghi con un panno umido in modo da eliminare eventuali residui di terriccio
Su un piatto disporre 1 o 2 fette di Roast – beef.
Affettare sottilmente i funghi e disporli con delicatezza sopra alla carne.
Aggiungere il Parmigiano Reggiano stagionato 30 mesi tagliato a scaglie.
Emulsionare l'olio Evo con il succo di limone e condire il piatto.




lunedì 21 agosto 2017

Calamarata con pomodorini e caprino: un'ottima pasta estiva

Dosi per 4 persone

400 gr Calamarata di Gragnano
250 gr pomodori Piccadilly
100 gr formaggio caprino fresco
3 – 4 spicchi aglio
prezzemolo
origano
olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Lavare i pomodorini Piccadilly e tagliarli in 4 spicchi. Metterli in una ciotola con l'aglio ed il prezzemolo tritato finemente.
Aggiungere l'origano, il sale, il pepe e l'olio extravergine d'oliva.
Lasciare marinare per almeno 1 – 2 ore (meglio mezza giornata).
Trascorso tale tempo far soffriggere 1 spicchio d'aglio in un saltapasta con una parte dell'olio di marinatura dei pomodorini.
Aggiungere i pomodorini e far saltare a fuoco vivo per 2 – 3 minuti.
Far cuocere la pasta, scolarla e versarla nel saltapasta.
Aggiungere il formaggio caprino e lasciar amalgamare a fiamma alta per 1 minuto.
Impiattare e servire.





E' sempre un successo!

martedì 15 agosto 2017

Sembra pesto genovese ma non è: pappardelle spadellate alla Baccanale

La ricetta seguente è di esecuzione molto semplice ma all'assaggio è ottima. 
E' molto versatile, in quanto può essere cucinata sia d'estate quando gli zucchini sono molto saporiti sia nelle altre stagioni variando la verdura, ad esempio utilizzando broccoli o bietole.
Inoltre la frullatura degli zucchini conferisce al piatto una nota cremosa molto gradevole senza dover utilizzare panna o besciamella. Insomma rimane una pasta abbastanza “light”.
E' una pasta molto saporita che può essere utilizzata per far mangiare una porzione di verdure anche ai bambini.





Pappardelle spadellate alla Baccanale

Dosi per 4 persone

400 gr pappardelle all'uovo
100 gr pancetta affumicata
200 gr zucchine piccole
1 cipolla bianca
olio extra vergine d'oliva
sale
pepe
Parmigiano Reggiano


Tagliare la cipolla finemente e farla appassire con olio extravergine d'oliva. 
Risciacquare le zucchine sotto l'acqua corrente e, senza togliere la buccia, tagliarle in piccoli pezzi.
Porre la verdura nella casseruola con le cipolle e far cuocere a fuoco dolce, aggiungendo un poco d'acqua se necessario ( se volete dare più sapore si può utilizzare brodo vegetale).
Regolare di sale e pepe verso la fine della cottura.
Passare al mixer fino ad ottenere una crema densa.
Tagliare la pancetta a cubetti e scottarla a fuoco vivo in una padella antiaderente.
Cuocere le pappardelle in abbondante acqua salata, scolarle e metterle in  padella assieme alla pancetta ed alla crema di zucchine e cipolle.



Far saltare a fuoco vivo per 2 – 3 minuti aggiungendo del formaggio Parmigiano Reggiano grattugiato di fresco.


(p.s. la resa del piatto nella foto non è delle migliori; la macchina fotografica del mio cellulare non ha una risoluzione esaltante, vi assicuro che il sugo aveva un piacevole colore verde , proprio come il pesto genovese. Il gusto è ancora migliore!)


mercoledì 5 luglio 2017

Spaghetti con alici marinate e zucchine

Questa è una ricetta di pasta che ho improvvisato oggi per non sprecare delle acciughe marinate che avevo avanzato da una cena con amici.

Può essere servita sia calda che fredda, anzi, l'ultima opzione probabilmente è preferibile poichè se ne apprezzano maggiormente i profumi.



Spaghetti alle alici marinate e zucchine

Dosi per 2 persone

250 gr spaghetti
4 – 5 zucchine piccole
200 gr alici marinate con vino ed aceto (vedi post precedente)
1 cipolla di Tropea
mezzo cucchiaino di curcuma in polvere
mezzo bicchiere di vino bianco secco
olio extravergine d'oliva
sale
pepe
pecorino romano stagionato
basilico

In un saltapasta far imbiondire con olio extravergine d'oliva un cipolla di Tropea tritata finemente.
Spuntare e lavare sotto acqua corrente le zucchine senza togliere la pelle. Tagliarle a listarelle sottili oppure a rondelle. Mettere le zucchine nel saltapasta, regolare di sale e pepe e far saltare a fuoco vivo per circa 3 – 4 minuti.
Sfumare con il vino bianco ed aggiungere la curcuma in polvere. Lasciare cuocere per altri 3 minuti circa.
Scolare la pasta al dente, metterla nel saltapasta con le acciughe scolate dalla marinatura e lasciare insaporire per un paio di minuti.
Servire nei piatti e completare con pecorino romano stagionato, una foglia di basilico e un filo d'olio extravergine a crudo.


Se si vuole servire il piatto freddo il pecorino stagionato non è necessario.

sabato 20 maggio 2017

E se provassimo la besciamella aromatizzata agli asparagi?

Ancora un'altra ricetta con gli asparagi!
Ovviamente, appena posso, tendo a seguire, nella preparazione dei miei piatti, la stagionalità degli alimenti. Principalmente per una ragione di freschezza e qualità, ma anche per una questione meramente economica (i prodotti fuori stagione, infatti, tendono a costare maggiormente).
E si sarà capito anche che non amo particolarmente l'asparago cotto e mangiato tout court.

Oggi ho provato ad aggiungere gli asparagi alla besciamella ed ai gamberi per insaporire una pasta al forno.



Pasta al forno con gamberi e besciamella agli asparagi.

Dosi per 4 persone

500gr pasta (io ho usato il formato Reginelle)
200 gr asparagi
400 gr gamberi freschi
aglio
sale
vino bianco
olio extravergine d'oliva
brodo di pesce (facoltativo)

Per la salsa besciamella

250 ml latte
20 gr burro
20 gr farina
noce moscata
sale

In una pentola alta e stretta, sbollentare gli asparagi interi (dopo ovviamente averli puliti) per circa 2 – 3 minuti in abbondante acqua salata. E' importante far cuocere gli asparagi “in piedi”, cioè con la parte superiore fuori dall'acqua perché questa rimanga croccante e saporita.
Scolarli e tagliarli a pezzettoni, conservando le punte intere.
Frullare le parti finali dei gambi degli asparagi con un filo d'olio, in modo da ottenere una consistenza cremosa.



In un tegame abbastanza capiente far soffriggere uno spicchio d'aglio ed aggiungervi le punte degli asparagi ed i gamberi freschi non sgusciati. In questo modo i gamberi cuoceranno senza perdere il loro sapore. Sfumare con un po' di vino bianco e far saltare per 5 minuti.
Sgusciare i gamberi e rimetterli nel tegame con gli asparagi.

Far cuocere il formato di pasta prescelto in acqua salata con aggiunta di brodo di pesce ( serve per dare un maggior sapore alla pasta). Scolare ancora al dente e trasferire nel tegame con i gamberi e gli asparagi.
Far saltare a fuoco vivo per un paio di minuti in modo da amalgamare i sapori.

Preparare la besciamella formando dapprima il roux. Far sciogliere il burro in una pentola dai bordi abbastanza alti, aggiungere tutta la farina mescolando con una frusta a mano per non far formare grumi. Porre il roux sul fuoco ed aggiungere il latte freddo mescolando. Far addensare la salsa, lasciare cuocere per altri 2 -3 minuti aggiungendo sale e noce moscata grattugiata al momento.
Aggiungere alla besciamella gli asparagi frullati e mescolare il tutto.

Trasferire la pasta, i gamberi e le punte d'asparago in una pirofila da forno con un velo d'olio extravergine. Livellare la pasta e ricoprire con la salsa besciamella agli asparagi.
Cuocere in forno ventilato a 180° per 10 minuti circa.